FIGC, terremoto dopo il fallimento azzurro: Gravina lascia, sfida aperta per il futuro del calcio italiano
Dimissioni improvvise e voto il 22 giugno: il calcio italiano cambia guida tra tensioni politiche e candidati eccellenti.
Il calcio italiano volta pagina, ancora una volta in un momento delicato. Gabriele Gravina si è dimesso dalla presidenza della FIGC, aprendo ufficialmente una nuova fase per il movimento azzurro, scosso dall’ennesima delusione sportiva e da crescenti pressioni istituzionali.
Gabriele Gravina (ANSA) – Torrescalcio.it
Le elezioni sono già fissate: il prossimo 22 giugno si sceglierà il nuovo presidente, chiamato a guidare una rifondazione che appare ormai inevitabile.
Dimissioni Gravina: fine di un ciclo tra risultati e pressioni
La decisione di Gravina arriva al termine di un confronto con tutte le componenti federali, in un clima sempre più teso dopo i recenti risultati della Nazionale.
Il presidente, in carica dal 2018 e rieletto nel 2025 con una maggioranza quasi plebiscitaria, ha scelto di farsi da parte nonostante un consenso interno ancora formalmente solido.
A pesare, però, è stato il contesto:
la crisi sportiva della Nazionale, culminata con l’ennesima mancata qualificazione mondiale
le pressioni politiche e istituzionali, sempre più esplicite
la richiesta diffusa di un cambio ai vertici
Un segnale forte è arrivato anche dalle dimissioni di Gianluigi Buffon, capo delegazione azzurro, che ha seguito a ruota il presidente federale.
Corsa alla presidenza: Malagò, Abete e le possibili sorprese
Con il voto già calendarizzato, si apre ora la partita più delicata: quella per la successione.
I nomi principali sul tavolo sono due:
Giovanni Malagò, figura di grande peso istituzionale ed ex presidente del CONI
Giancarlo Abete, già numero uno FIGC e attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti
Due profili molto diversi:
Malagò rappresenta una possibile discontinuità, forte di un’immagine internazionale e di un sostegno importante da parte della Serie A
Abete incarna invece una linea più interna e di continuità, conoscendo a fondo le dinamiche federali
Sul fondo resta anche l’ipotesi di outsider, con figure come Matteo Marani che potrebbero inserirsi in corsa, soprattutto in caso di equilibri politici instabili.
Quel che è certo è che il nuovo presidente dovrà affrontare una sfida enorme: ricostruire credibilità, rilanciare il sistema e riportare l’Italia ai vertici del calcio mondiale.
Il 22 giugno non sarà solo una data elettorale. Sarà, probabilmente, l’inizio di una nuova era per il calcio italiano.