Colombo premiato con 10 per Fiorentina-Inter, ma le polemiche non si placano: il caso Pongracic e i dubbi sull’uniformità arbitrale.
Fiorentina-Inter si è trascinata dietro una lunga scia di polemiche, concentrate in particolare su alcune decisioni arbitrali che hanno acceso il dibattito tra tifosi, addetti ai lavori e dirigenti.
Al centro di tutto c’è Andrea Colombo, arbitro della sfida, finito inevitabilmente sotto i riflettori per la gestione di alcuni episodi chiave. Ma a sorpresa, proprio mentre le discussioni continuavano a crescere, è arrivato un segnale forte da parte della CAN: la sua direzione è stata valutata con un 10 pieno. Un riconoscimento massimo, che certifica una prestazione considerata impeccabile dal punto di vista tecnico, ma che allo stesso tempo ha contribuito ad alimentare ulteriormente le polemiche.

Il caso più discusso resta quello del tocco di mano di Pongracic sul cross di Dumfries. Un episodio che, in diretta, aveva fatto pensare a molti a un possibile calcio di rigore. La valutazione ufficiale, però, è stata diversa. Secondo l’interpretazione fornita, si tratta di un pallone arrivato in maniera inaspettata sul braccio del difensore, impegnato nella corsa e senza alcun movimento volontario verso la palla. Una dinamica che, secondo il regolamento applicato, non configura un’infrazione punibile.
A rafforzare questa lettura c’è anche il mancato intervento del VAR, che non ha ritenuto necessario richiamare Colombo per una revisione a bordo campo. Un passaggio che, nelle dinamiche arbitrali moderne, pesa quasi quanto la decisione stessa, perché certifica la coerenza tra arbitro e sala VAR.
Non solo Pongracic. Anche gli altri episodi analizzati durante la partita sono stati giudicati correttamente. Il contatto tra Carlos Augusto e Kean, così come il presunto fallo di mano di Esposito, rientrano nella casistica delle decisioni considerate giuste. In particolare, quest’ultimo episodio è stato ritenuto talmente chiaro nella sua dinamica da non essere nemmeno inserito nei materiali didattici destinati agli arbitri, segno di una valutazione condivisa e senza margini di dubbio.
Eppure, nonostante il massimo dei voti, la sensazione è che il dibattito sia tutt’altro che chiuso. Anzi, il 10 assegnato a Colombo rischia di diventare un ulteriore elemento di divisione. Perché se da un lato certifica la bontà della direzione arbitrale secondo i vertici, dall’altro alimenta il tema, sempre più ricorrente, dell’uniformità di giudizio.
È proprio questo il punto su cui si concentrano le critiche. Non tanto la singola decisione, quanto la percezione che episodi simili possano essere interpretati in modo diverso da partita a partita. Una sensazione che, nel tempo, ha contribuito a creare un clima di sfiducia e che torna puntualmente a emergere nei momenti più delicati della stagione.
Le parole e le reazioni arrivate nelle ore successive alla partita vanno in questa direzione. Il voto massimo, invece di chiudere la questione, sembra averla riaperta sotto una nuova luce: quella del confronto tra interpretazioni e della richiesta, sempre più pressante, di criteri chiari e costanti.


