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 Joga bonito, Stefano Guberti
La Nuova Sardegna - www.lanuovasardegna.it - Lunedi 1 Maggio 2006
«Quando ho la palla tra i piedi mi sento felice»
«Non mi aspettavo nemmeno io una stagione così»
SASSARI. Joga bonito proprio come Ronaldinho negli spot tv, non a caso è il suo idolo. Dategli una palla, un prato e un po’ di avversari da ubriacare, lo farete impazzire. In fondo Stefano Guberti per essere felice non ha bisogno di tante cose: una finta, un dribbling, magari due, una volata sulla fascia, un tunnel come ciliegina sulla torta della partita. Ad applaudirlo c’era la sua famiglia, una tribù che si è sobbarcata una trasferta infinita. Valeva la pena, Stefano Guberti sulla corsia di sinistra ha abusato di qualsiasi avversario ed è stato protagonista dell’azione del primo gol: «Il rigore c’era, altroché. Dico di più: ce n’era anche un altro e il secondo era più netto del primo» racconta negli spogliatoi, ancora avvolto nell’accappatoio con la faccia di uno che il sogno se lo vuole godere fino all’ultimo istante. «Non mi sarei mai aspettato di arrivare fin qui, in una stagione che ci ha visto immersi in mille vicissitudini fuori dal campo. Adesso ci siamo, domenica il Foggia, poi i playoff: andiamo fino in fondo, il terzo posto ce lo siamo meritato perché non abbiamo mai mollato».
- Inaspettati i playoff, ma un Guberti così protagonista chi se lo immaginava? «Nemmeno io, al primo anno tra i professionisti, pensavo di fare così bene e giocare così tanto. L’impatto è stato molto duro, lo ammetto, passare da un campionato di Promozione o di Serie D alla C1 non è semplice e devi imparare tante cose. Devo ringraziare tutti quelli che mi stanno attorno perché mi hanno sempre dato una mano in campo e fuori, mi hanno coccolato. Tutti indistantamente, dal più anziano al più giovane, hanno sempre avuto una parola o un consiglio per me».
- Qualche volta anche una tirata d’orecchie. «Ci sta, è giusto così. Capita di sbagliare e ci vuole qualcuno che ti metta in riga e ti faccia capire che è importante la partita ma è altrettanto importante allenarsi bene e stare concentrati durante la settimana».
- Qualcuno vede il rapporto tra Cuccureddu e Guberti molto simile a quello tra Leonardi e Zola vent’anni fa... «Piano coi paragoni. Sono contento dei miei progressi e dello spazio che il mister mi sta dando, ma Zola è Zola: stiamo parlando di un altro pianeta. Lasciamo perdere questi discorsi, per favore».
- Quando ha il pallone tra i piedi dà l’impressione di divertirsi sempre e comunque. «È così, va bene la tattica ma il calcio è bello e bisogna giocarlo per divertirsi. Mi piace avere il pallone tra i piedi, dribblare, anche fare gol. Mi piace giocare sempre e comunque, in tutti i ruoli. Anche in porta, certo; anzi, mi è pure capitato una volta, in Promozione: si è infortunato il portiere e tra i pali sono andato io».
- Uno che ragiona così non può che avere Ronaldinho come idolo. «Esatto. Come lui non c’è nessuno».
- Altri modelli? «Camoranesi. Mi piace moltissimo come parte dal destra e si inserisce tra le due linee di centrocampo e attacco, un movimento nel quale devo migliorare molto. Il mister Cuccureddu mi dice sempre di insistere e in allenamento proviamo moltissimo».
- Allo stadio aveva una tifoseria personale, alla fine le anche è saltato al collo un bambino. «Era il mio fratellino Daniele, 9 anni. È venuta la mia famiglia al completo, sono partiti in... 85 da Villamassargia. Si sono divertiti da morire anche loro».
di ROBERTO SANNA
La partita I dettagli dell'incontro
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